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Euphorbia pulcherrima “princettia”

Tra la mia collezione di euphorbie non poteva mancare lei con la varietà “princettia” che trovo bellissima!
Di seguito alcuni consigli sulle cure. Buona domenica, Francesco Diliddo.

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La Stella di Natale o Poinsettia (Euphorbia pulcherrima) è una splendida pianta ornamentale di origine messicana che fiorisce nel periodo di Natale. Quelli che comunemente chiamiamo fiori sono in realtà le brattee colorate che si sviluppano sulla cima dei rami: i veri fiori sono piccoli e di colore giallo.

Il genere Euphorbia comprende numerosissime specie tra le quali sicuramente la più famosa è la Euphorbia pulcherrima. E’ una pianta fotoperiodica vale a dire che fiorisce solo con un determinato numero di ore di luce (8-9 al massimo) mentre nelle altre ore devono stare al buio. E’ una pianta che vive bene in un lasso di temperature abbastanza ampio, tra i 14 e i 22 °C. Durante la bella stagione può essere tenuta all’aperto, in una posizione protetta dall’insolazione diretta. Non sopporta l’aria viziata per questo motivo è importante arieggiare la stanza nella quale si trova facendo attenzione alle correnti d’aria, soprattutto fredde, assolutamente non tollerate.
In genere queste piante sono acquistate nel periodo natalizio, attratti dalle brattee rosse e, una volta che le brattee si seccano la buttiamo via. Invece la pianta sta compiendo il suo ciclo naturale per cui è normale che ciò avvenga. Se coltivata adeguatamente, crescerà rigogliosa e ridarà ancora le brattee rosse.

Una volta cadute le brattee rosse, bisogna recidere gli steli fino a 10 cm dalla base (con il taglio si ha la fuoriuscita di latice. Per evitare ciò cospargete la ferita o con della cenere di sigaretta o con della polvere di carbone di legna oppure bagnando la ferita con acqua calda) e mantenere il terreno quasi asciutto tenendo la pianta in una zona della casa con una buona luce ma non al sole diretto ed una temperatura non troppo elevata. Questo per un mese.

Verso il mese di maggio, la pianta comincia a crescere e a quel punto la dobbiamo rinvasare in un vaso poco più grande del precedente in quanto se ha la possibilità di avere ampio spazio per sviluppare le radici, tende a produrre più steli a discapito delle foglie e delle brattee rosse. Si usa una composta a base di torba, leggermente acida e soffice. Durante questo periodo tenetela in luogo luminoso ma non al sole diretto e annaffiatela solo quando il terriccio inizia ad asciugarsi evitando che si asciughi eccessivamente. A partire dal mese di maggio e fino a settembre va concimata ogni due settimane usando del fertilizzante liquido mescolato all’acqua di irrigazione con un titolo elevato di potassio e fosforo. Si potano i rami eccessivi in modo da lasciare cinque steli principali che formeranno un bel cespuglio. Per tutto ottobre e novembre sistemate la pianta ogni giorno o in luogo buio oppure copritela con una busta di polietilene nera per circa 15 ore al giorno (dalla 17,00 alle 8,00 del mattino del giorno dopo) . Durante le ore di luce si lascia la pianta in una zona luminosa della casa ma non al sole diretto senza concimarla e annaffiandola poco. Per Natale si avranno in questo modo le caratteristiche brattee rosse ed i fiori gialli.

Va annaffiata solo quando il terriccio è quasi asciutto senza lasciare acqua stagnante nel sottovaso.
Il rinvaso va effettuato in primavera, alla ripresa vegetativa della pianta utiliizando un vaso di poco superiore al precedente. In ogni caso le dimensioni finali del vaso non devono superare i 20 cm in quanto diversamente, tenderebbe a sviluppare di più gli steli a scapito delle foglie.
Amano terreni leggermente acidi con una buona quantità di torba in modo che rimangano leggeri per consentire l’arieggiamento delle radici.

Mammillaria camptotricha “Marnier-Lapostollei”

Questo piccolo esemplare mi è stato regalato dalla cara amica cactofila Elena.

Ecco alcuni veloci consigli dalla rete, buona giornata.  Francesco Diliddo

Mammillaria camptotricha cv. marnier-lapostollei

Questa pianta è facile da coltivare in un substrato ben drenato e minerale, evitando l’ uso di torba o altre fonti di humus nella miscela del terriccio.
Annaffiare regolarmente durante la stagione di crescita, lasciare asciugare il terreno per prevenire marciume radicale, tenere secca in inverno.
Ha bisogno di esposizione al sole medio. Di solito si consiglia di svernare questa pianta in una serra luminosa e calda con almeno 8-10 ° C, ma si è rivelata essere molto resistente al gelo (se mantenuto asciutto resistente a partire da -7 ° C). Un periodo di riposo in inverno è necessario in modo che possa fiorire in primavera-estate.

Raccolto tuberi Gloriosa

Ho dissotterrato i tuberi della Gloriosa con molta soddisfazione, la pessima stagione ha portato pochi fiori ma un ottimo sviluppo dei tuberi che pianterò il prossimo anno. Il mio consiglio è di piantarle in vasi molto grandi che agevolano lo sviluppo del bulbo. Ho scoperto che i tuberi tendono a crescere verso il basso quindi consiglio vasi profondi (un tubero ha superato i 30 cm!). Ecco la foto e buona giornata. Francesco Diliddo

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Echinopsis eyriesii primo fiore

Finalmente il mio primo fiore! Che gioia mattutina…

Buona domenica Francesco Diliddo

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Tephrocactus articulatus (varietà papyracanthus)

Sono stato a Murabilia a Lucca e c’era davvero l’imbarazzo della scelta! Ho preso solo tre cactus dei quali pubblicherò l’articolo con la scheda per le cure. Buona giornata, Francesco Diliddo.

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Cactacea originaria dell’Argentina formata da articoli sferico-oblunghi di circs 3-4 centimetri. Spine larghe, flessibili come la carta, che possono raggiungere 4-5 centimetri di lunghezza che produce fiori gialli (è un opuntia).
E’ molto facile da coltivare e predilige un’esposizione in pieno sole e per il terriccio ha bisogno di un miscuglio minerale un poco umifero.
Resiste al freddo invernale fino a 5 C. e bisogna sospendere le annaffiature che vanno eseguite da aprile a settembre, tenendo presente che è intollerante agli eccessi d’umidità. Si riproduce per talea e raggiunge al massimo i 30 cm di altezza.

Pancratium maritimum “giglio di mare”

Dopo due anni è finalmente fiorito, che gioia! La prima volta che ho visto questo fiore è stato a Baia Verde Gallipoli nel Salento che adoro.
Per caso trovai ai margini del lungomare un bulbo e lo portai con me in Toscana al rientro dalle vacanze, è praticamente impossibile prendere il bulbo che cresce in profondità. Ecco la foto e di seguito alcuni consigli. Buon fine settimana. Francesco Diliddo

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Specie originaria del Mediterraneo e dell’Europa sudoccidentale. I bulbi assomigliano a quelli dei narcisi, sono relativamente grandi, frequentemente con un collo lungo, e sono coperti di catafilli cartacei di colore marrone chiaro. Le foglie nastriformi di colore verde glauco, sono molto persistenti, ma non sempreverdi.
I fiori molto profumati; tubo del perianzio molto sottile e corona dotata di brevi denti che si alternano agli stami.
I bulbi vanno piantati in terra piena a una profondità di 15-30 cm, in zone prossime al mare, dove sono i loro habitat naturali. E’ importante prevedere lo sviluppo
della pianta negli anni, perché essa forma un cespo assai allargato. In zone con climi più freddi potranno essere coltivati in vasi ampi e profondi.
I vasi vanno protetti in inverno se le temperature scendono al di sotto di 0°C. Necessitano di posizioni in pieno sole.
Solo durante la fioritura può essere conveniente spostarli in una posizione ombreggiata durante le ore più calde del giorno. In questa maniera potrà essere prolungata la vita dei fiori.
La divisione dei cespi dovrebbe essere intrapresa ogni circa 5-6 anni.

Phoenix Canariensis “Palma delle Canarie”

I miei due esemplari li ho seminati in vaso da adolescente in Puglia, poi dopo un paio di anni ho messo (per gioco) le piante in piena terra ed ecco due giganti ventenni!
L’orgoglio del mio giardino pugliese, poi dal 2008 c’è anche una piccola Palma da dattero africana (Phoenix dactylifera) il cui seme l’ho preso in Egitto sul Mar Rosso! Nella foto l’esemplare maschio mentre accanto l’esemplare “femmina” produce una quantità infinita di piccoli datteri gialli.
Di seguito la scheda tecnica.  Buona domenica.
Francesco Diliddo
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Palma sempreverde di grandi dimensioni, originaria delle Canarie; da secoli queste palme vengono coltivate nell’area mediterranea, tanto da essere considerate piante tipiche del paesaggio mediterraneo. Hanno uno spesso tronco eretto, che raggiunge agevolmente i 15-20 metri di altezza ed i 60-80 cm di diametro; è di colore marrone scuro o grigiastro, segnato da vistose rugosità a forma di rombo, dovute ai segni lasciati dall’inserzione del picciolo delle fronde ormai cadute. Le fronde sono molto grandi, possono raggiungere i 4-5 metri di lunghezza, arcuate; sono di colore verde scuro brillante, pennate, portano lunghe foglioline lineari ai lati del picciolo; il picciolo è lungo fino ad un metro, e presenta numerose spine acuminate. Si pongono a dimora in luogo soleggiato, anche se possono sopportare un’ombreggiatura leggera. Possono sopportare temperature di molti gradi inferiori allo zero, anche fino a -10°C, per questo motivo in Italia si coltivano tranquillamente in giardino.
Possono sopportare periodi di siccità anche molto prolungati; si consiglia comunque di annaffiare sporadicamente gli esemplari molto giovani; annaffiature regolari, da fornire solo quando il terreno è perfettamente asciutto da alcuni giorni, causano uno sviluppo più rapido e rigoglioso delle piante. Si coltivano in qualsiasi terreno, anche povero o sassoso; prediligono terreni molto ben drenati o sabbiosi, anche perché i ristagni idrici causano con facilità lo sviluppo di malattie fungine sulle fronde.
La moltiplicazione avviene per seme, le giovani piante hanno uno sviluppo abbastanza lento, ma una volta assestate tendono a crescere molto più rapidamente.
In genere non temono l’attacco di parassiti e di malattie se la coltivazione è eseguita in maniera corretta. L’eccessiva umidità porta spesso allo sviluppo di ticchiolatura o ruggine sulle fronde; inoltre le phoenix coltivate in terreno soggetto a ristagno idrico ed in clima umido mostrano di essere meno rustiche durante i mesi invernali. Da alcuni anni sembra sia giunto anche in Europa un curculionide che si sviluppa all’interno delle piante, contro cui non sembra ci siano ancora cure possibili.

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