Primula vulgaris

La primavera, quest’anno in ritardo, è preannunciata dalle primule.

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Genere di piante della famiglia delle Primulacee, originario delle zone temperate di Europa, Asia e America.
Il nome deriva dal latino primus per indicare la precocità di fioritura che avviene subito dopo la scomparsa della neve, quando nei prati comincia a comparire l’erba.
La vulgaris è la tipica primula dei boschi e dei campi, che punteggia i prati italiani già in pieno inverno, con i fiori gialli; è una pianta perenne, che si sviluppa nei mesi a clima mite, e tende a disseccare la parte aera all’arrivo del caldo primaverile, per rispuntare in autunno o in inverno.
Da questa primula sono stati nei secoli ottenuti moltissimi ibridi, alcuni hanno una grande fioritura, e producono tanti fiori da averne costantemente una sorta di mazzetto al centro della rosetta di foglie; alcune varietà invece sono particolarmente apprezzate per i colori vivaci, blu, giallo, rosso, fucsia; altre ancora hanno fiori doppi, o striati, o di colore molto insolito. Queste primule sono abbastanza facili da iridare, anche per un normale coltivatore per hobby; quindi può risultare facile procurarsi di anno in anno sementi per primule dai colori più vari.
Le Primule preferiscono un’esposizione che abbia il sole solo al mattino o nel pomeriggio inoltrato oppure a mezz’ombra. In casa non tenerle vicino a fonti di calore o al sole diretto. Annaffiare in quantità sufficiente a tener sempre umido il terriccio.
 
Per ottenere ogni anno fioriture abbondanti, a fine inverno concimare con fertilizzante ricco di azoto, poi continuare con normale concime per piante da fiore, ogni 10-15 giorni.
 
La maggior parte delle primule non teme il freddo invernale e si piantano in giardino in autunno o a fine inverno coperte solo fa qualche foglia appassita. Le primule tenute in vaso vanno rinvasate ogni 2 anni, utilizzando vasi sempre poco più grandi, fino al definitivo di 15 cm.
 
Sia le primule d’appartamento che quelle da interrare, amano un buon terriccio di foglie con della torba, del concime organico o dell’humus e una piccola quantità di sabbia, in modo da avere un terreno ricco, in grado di mantenere un poco di umidità, evitando però pericolosi ristagni d’acqua.
 
Francesco Diliddo

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