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Uno splendido regalo che desideravo da tanto tempo, ricevuto ad EsteinFiore da Anna Elisa. Il Platycerium bifurcatum l’ho sistemato su una zattera in legno che ho realizzato e potete vedere a questo link il mio tutorial. È la prima volta che la coltivo e sembra davvero semplice come pianta, ma mi hanno detto di mettere come supporto una zattera in legno compatto in quanto ho utilizzato una base fatta con piccole canne di bamboo che potrebbe marcire velocemente. Per il momento funziona e ho deciso di coltivarlo in esterno sul balcone a nord, quindi esposizione all’ombra. Il Platycerium bifurcatum ha gradito la nuova sistemazione e ci sono ben quattro nuove foglie. Una volta a settimana faccio il bagnetto al pane di terra ricoperto di sfagno e bisogna vaporizzare le foglie una volta a settimana. Di seguito condivido alcune curiosita e la scheda di coltivazione. Buona giornata, Francesco Diliddo

Curiosità e consigli per le cure del Platycerium

Il Platycerium è un genere di felci epifite appartenenti alla famiglia delle Polypodiaceae. Sono originarie delle foreste umide delle regioni tropicali diffuse in Australia e nell’Africa meridionale; in natura si sviluppano sul tronco di alti alberi, alla biforcazione dei rami. Sono comunemente conosciute come felci a corna di cervo o Corna d’alce a causa della singolare forma delle loro foglie. Nel suo habitat vive sugli alberi, in prevalenza sulle felci arboree tropicali, alla biforcazione dei rami dove il vento raduna un po’ di materiale organico (non terreno) composto per lo più da trucioli di foglie e di muschio secco in cui possa affondare le radici.
Il Platycerium bifurcatum ha due tipi di foglie: alla base della pianta sono piatte, a forma di scudo, sono sterili ed hanno la funzione di trattenere il materiale organico che si deposita sulla pianta. Quando questa secca senza staccarsi, viene ricoperta da una nuova, e diventa materiale nutritivo per la pianta.
Dalla base si dipartono le foglie fertili che producono spore come tutte le felci. Si tratta di foglie carnose, verdi scure e ricoperte da una pruina biancastra che serve a proteggerle dai raggi diretti del sole.
Il terreno ideale è costituito da un composto di torba sterile, fibre secche di felce osmunda e sfagno (un particolare muschio). Le radici penetreranno nel composto e poco alla volta si salderanno alla corteccia o al legno. La temperatura ideale non dovrebbe superare i 25-27° C in estate e non dovrebbe scendere sotto i 12° C in inverno.
Il Platycerium bifurcatum richiede una posizione ben arieggiata quindi un balcone ventoso esposto a nord è perfetto.
Le felci a corna di cervo tollerano anche condizioni di luce poco favorevoli, come l’ombra o anche la luce diretta del sole con un’esposizione graduale.
Differentemente dalla gran parte delle felci i Platycerium bifurcatum non hanno bisogno di annaffiature troppo frequenti e sopportano periodi anche prolungati di siccità; da marzo a settembre vanno annaffiate solo quando il terreno è ben asciutto, facendo attenzione a non inumidire la base delle foglie della felce a corna di cervo; durante l’inverno vanno annaffiate sporadicamente.
Per la concimazione è sufficiente concimarla due-tre volte durante l’arco dell’anno (una volta in primavera ed una volta a metà estate) diluendo un concime liquido per piante verdi da appartamento all’acqua di irrigazione. Consiglio di sciogliere il fertilizzante in una ciotola piena d’acqua e poi immergere lo sfagno che avvolge il pane di terra. L’acqua che avanza può essere utilizzarla per annaffiare le altre piante della casa e del balcone.
Il parassita più diffuso e pericoloso per il Platycerium è la cocciniglia, infatti ho trattato la pianta con olio bianco, dopo aver individuato pochi parassiti.

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