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Bali e isole Gili agosto 2017

Una vacanza indimenticabile, la scoperta della bellissima Indonesia con una grande varietà di colori, profumi, sapori per la gioia di tutti i sensi!
Il simbolo di Bali è il frangipane, uno dei miei fiori preferiti col suo profumo misto agli incensi bruciati, sugli altarini induisti domestici. Ho visto esemplari grandi come alberi piantati presso i templi indu, una vera e propria pianta sacra presente ovunque, ho anche osservato una varietà a fiori doppi, ma erano troppi alti per fotografarli! Le nostre piante d’appartamento crescono tranquillamente sotto il sole equatoriale, bellissime con foglie lucide e carnose.
Fiori coloratissimi mai visti, ho guardato dal vivo le piante del caffé, del thé, gli alberi che producono le bacche di cacao, (il cioccolato indonesiano è buonissimo) banani, palme da cocco e soprattutto risaie a perdita d’occhio ovunque. Nei vasi dei giardini privati ci sono adenium e ninfee, euphobie mili usate per le aiuole e poi, una grande emozione quando ho visto in un giardino la pianta dell’heliconia. Per caso girando durante le escursioni ho trovato una strada piena di garden, inimmaginabile, e ho pensato che sarebbe un sogno trasferirmi lì ed avere il garden con le mie piante preferite! A Bali ci ho lasciato un pò del mio cuore. Buona visione delle mie fotografie, Francesco Diliddo

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Trachelospermum jasminoides (falso gelsomino)

L’angolo del balcone mi sembrava spoglio e siccome ci gira molto vento (sono al quarto piano), ho cercato la pianta più resistente possibile per decorare questo spazio. Ho preso a Genova un vaso angolare in resina alto 60 cm, ideale per questa rampicante che richiede vasi profondi. Naturalmente ho scoperto, facendo ricerche, che questa pianta (che tutti chiamano gelsomino) è in realtà un rincospermo, che oltretutto rispetto al gelsomino è un sempreverde. Di seguito vi scrivo i consigli per le cure. Buona giornata, Francesco Diliddo

Il suo nome volgare è rincospermo e spesso viene scambiato col gelsomino. Si tratta di un arbusto rampicante che appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, originario dell’estremo Oriente. Può essere coltivato sia in vaso su balconi e terrazzi, sia in piena terra nel giardino, addossato ad un graticcio. È noto comunemente come “falso gelsomino”: le due piante presentano caratteristiche molto diverse e non appartengono neppure alla stessa famiglia, nonostante i fiori del rincospermo possano richiamare quelli del gelsomino per la forma e il profumo. Il rincospermo è facilmente distinguibile dal gelsomino (colore e aspetto delle foglie), inoltre presenta una particolare resistenza a climi anche rigidi.

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Se viene fatto crescere su sostegno, i suoi rami possono raggiungere lunghezze anche attorno ai dieci metri. Poiché ha una crescita veloce, viene utilizzato per creare pareti e schermi verdi, su cui spiccano i vistosi e profumatissimi fiori bianchi. Questi sono molto simili a quelli del gelsomino, riuniti in mazzetti di 8-10 con corolla a forma stellata e tubiforme a cinque petali, che sbucano dalla nuova vegetazione dell’anno in corso o di quello precedente. Il frutto è una lunga capsula: quando è maturo, si apre e disperde i semi che, muniti un ombrellino piumoso, volano lontano. Le foglie sono opposte, di forma ovale e lanceolata, lucide e coriacee. Nella fase giovanile della pianta sono di colore verde chiaro, dopo assumono una tinta verde scuro; nei climi più freddi, al sopraggiungere dell’autunno, specie se in condizioni di elevata umidità, possono diventare arancio-rossastre. Il falso gelsomino si adatta a molti tipi di terreno e terriccio; preferisce quello più acido, ben drenato e ricco di sostanza organica. Per le piante in vaso, sostituire ogni anno lo strato superficiale e quello lungo i bordi del contenitore con nuovo terriccio miscelato a concime organico.
Non è una pianta che richiede grandi quantità di acqua: il terreno va tenuto umido, ma senza ristagni, soprattutto se si tratta di un esemplare giovane. Però, sappiate che i nuovi getti cresceranno più lentamente se non saranno irrigati a sufficienza.
Se si pianta in vaso, si consiglia uno abbastanza profondo (almeno 30 cm) e ponete sul fondo dell’argilla espansa o della ghiaia, poi del terriccio con argilla. Fissate i rami a un tutore se desiderate che assuma l’andamento rampicante e non ricadente.
Va concimato regolarmente, circa ogni due settimane, in primavera e estate, con una miscela organica.
Richiede un’esposizione in pieno sole, nella quale produrrà più rami nuovi e tanti mazzetti di fiori duraturi; se invece avete bisogno che i suoi fusti si allunghino, privilegiate la mezza ombra. Considerate che la crescita rapida e vigorosa, per cui il rincospermo è noto, si ha dopo due o tre anni di vita: all’inizio essa non sarà eccessivamente veloce.
Questa pianta fiorisce generalmente una sola volta, tra aprile e luglio; talvolta regala una seconda timida fioritura durante l’estate. I fiori durano però a lungo e dopo di loro escono i nuovi rami, destinati a fiorire l’anno successivo.
Una volta caduti i fiori, in autunno, è necessario provvedere alla potatura: operate sia sui rami più vecchi ed aggrovigliati sia su quelli giovani che sono cresciuti in modo irregolare.

Plectranthus neochilus

Una piccolissima talea regalata due anni fa, arrivata per posta, non le diedi molta importanza in quanto era un’extra rispetto allo scambio verde!
La piantai nel grande vaso con la bouganville, per decorare la parte inferiore, e in due anni è cresciuta moltissimo col suo profumo che allontana le zanzare e i delicati fiorellini a pannocchia. La tengo sul balcone esposta a sud e non ha sofferto il rigido inverno scorso. Queste sono le piante che danno maggiori soddisfazioni: basta una piccola talea regalata per grandi risultati. Ecco la foto scattata questa mattina e alcuni consigli sulle cure prese dalla rete.
Saluti, Francesco Diliddo

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Il genere Plectranthus appartiene alla famiglia delle Lamiaceae e numerose specie originarie sia annuali che perenni, dell’Africa, del Madagascar, dell’Asia, dell’Australia e delle isole del Pacifico. Si tratta di piante molto contenute come dimensioni, striscianti e cespugliose. Sono caratterizzate da fusti quadrangolari con delle piccole foglie opposte, di solito con i margini seghettati e producono dei deliziosi fiorelli raggruppati in infiorescenze.
Crescono bene al caldo e con temperature intorno ai 18-21°C la pianta prospererà. Viceversa durante l’inverno le temperature non devono scendere sotto i 10°C.
Hanno bisogno di molta luce ma non il sole diretto; è una pianta che può essere allevata in panieri sospesi.
Dalla primavera e per tutta l’estate la pianta si annaffiata abbondantemente in modo che il terriccio rimanga costantemente umido (non bagnato) e senza lasciare ristagni idrici nel sottovaso. Sono piante a rapido accrescimento per cui abbiate cura a non lasciare mai asciugare il terreno durante il periodo di crescita.
Durante l’inverno si annaffia il tanto da far si che il terreno non si asciughi completamente.
Sono piante che amano gli ambienti umidi quindi a Pisa è perfetta.
La pianta si rinvasa solo se è cresciuta tanto da non avere più spazio nel vaso.
Il rinvaso va effettuato in primavera inoltrata (aprile-maggio) usando un buon terriccio fertile e sistemando sul fondo del vaso dei pezzi di coccio che favoriranno il rapido sgrondo delle acque di irrigazione in eccesso.
Riproduzione per talea in primavera.

Zanthoxylum beecheyanum (pepe giapponese)

Un regalo molto gradito dalla carissima amica Caterina! Avrà un posto d’onore sul balcone in bella vista dalla sala da pranzo.
Le piante che preferisco sono quelle ricercate, insomma sul mio balcone non ci sono i gerani (non mi sono mai paciuti, poverini)… e questo esemplare troverà la sua giusta esposizione. Vi mostro la foto dell’arbusto, un’immagine delle bacche prese dalla rete e infine alcuni consigli per le cure. Buona giornata, Francesco Diliddo

pepe giapponese

Piccolo arbusto dal fogliame verde lucido, che emana un’intensa fragranza agrumata se strofinato. Le sue bacche bacche, simili a quelle del pepe rosa, sono utilizzate nella cucina orientale per insaporire i piatti.
In primavera e in estate mostra un fogliame elegante e leggero, in settembre si riempie di grappoli di piccoli frutti rosati e più avanti, in autunno, la sua chioma diventa gialla. Nei mesi freddi acquista maggiore rilievo anche la corteccia che riveste il tronco e i rami più grossi, segnata da spine decorative e abbastanza acuminate. pepe giapponese
La pianta può essere coltivata in quasi tutta Italia perché è un albero che tollera sia i grandi caldi estivi sia punte di freddo sino a circa -15° C. Va esposto in pieno sole, ma può stare bene anche in luoghi parzialmente ombreggiati.
Il terreno deve essere neutro o alcalino (non acido), fertile e ben drenato, perché non sopporta i ristagni d’acqua.
Il zanthoxylum non deve patire la siccità per periodi prolungati: in primavera ed estate bisogna bagnare con regolarità e controllare che il terreno sia sempre un po’ umido.
È una pianta che non va troppo concimata, perché di suo ha già un buon vigore che assicura buoni risultati.
A inizio primavera si rimuovono i rami morti o danneggiati; nello stesso periodo si possono fare cimature di contenimento, tagliando di almeno 15 cm i rami giovani appena spuntati.

Hoya carnosa (fiore di cera)

Mi hanno regalato due talee di H. carnosa e H. variegata lo scorso anno e stavano in gran forma. Il trasloco è stato tragico per loro, la variegata è morta e la carnosa sto cercando di riprenderla! Nel frattempo mi sono fatto mandare da un’amica altre due talee che sono sotto controllo e cure intense.
E’ la prima esperienza con queste genere di piante e mi sono documentato in rete, così condivido con voi le mie ricerche. Ricordo un esemplare stupendo visto a casa di un conoscente in provincia di Bari, in piena terra in un piccolissimo giardino, pienissimo di fiori profumati! Ecco le foto delle mie talee (la più piccola e la più vecchia) e una foto dei fiori presa dalla rete. Saluti Francesco Diliddo

Hoya-carnosa-fiore

hoya taleahoya talea 2
Al genere hoya appartengono centinaia di specie e cultivar, tutte originarie dell’Asia meridionale, dell’Australia e della Polinesia; la specie Hoya carnosa è quella più facilmente riscontrabile nei vivai europei: ha fiori bianchi o rosa pallido con centro rosso. I boccioli vengono prodotti per tutto il periodo vegetativo.
Le foglie sono lanceolate, lucide, verde scuro (ci sono anche con foglie variegate nel crema e nel rosa) e può raggiungere in vaso i 2 metri di altezza, crescita molto rapida. Originaria della Cina e del Giappone.
Si tratta di una pianta da appartamento abbastanza vigorosa, che in estate può essere coltivata senza problemi sul terrazzo; ha portamento rampicante o strisciante, e può raggiungere anche alcuni metri di lunghezza, ha bisogno di un graticcio a cui aggrapparsi.
Dalla primavera fino a fine estate produce grandi infiorescenze ad ombrello, pendule, costituite da piccoli fiori cerosi, a stella, bianchi con centro rosso o rosa.
Esistono centinaia di specie di hoya con fiori diversi, da quelli minuscoli fino a quelli che hanno qualche cm di diametro; alcune infiorescenze sono completamente sferiche, alcune speci producono fiori singoli. Ciò che accomuna tutti i fiori delle hoya è l’intenso profumo che emanano.
Le infiorescenze vengono prodotte su piccoli peduncoli, che si sviluppano all’ascella fogliare; il peduncolo, una volta appassita la prima infiorescenza, si sviluppa ulteriormente per produrre una nuova infiorescenza, come avviene ad esempio per le phalaenopsis; per questo motivo è importante evitare di asportare i peduncoli quando si rimuovono i fiori appassiti.
Il rinvaso è consigliato ogni 2-3 anni, ma evitando di sostituire il contenitore con uno eccessivamente grande. E’ possibile coltivarla in giardino, ma solo in zone con inverni particolarmente miti, e comunque in luogo riparato, poichè temperature inferiori agli 8-10° C possono danneggiare la pianta.
Il terriccio deve essere ricco e sciolto, mescolato a poca pietra pomice per migliorare il drenaggio.  Richiede un luogo molto ben luminoso, lontano dai raggi solari diretti, ma dove la pianta possa godere di una buona quantità di luce solare filtrata, per almeno alcune ore ogni giorno. In casa è bene porle nei pressi di una finestra a Sud o Ovest. All’aperto gradiranno, specie nelle ore centrali della giornata, un’ombra leggera creata da alberi
a foglia caduca o pergolati. Da marzo a settembre annaffiamo con regolarità, controllando con le dita che il terreno si sia asciugato prima di annaffiare ulteriormente; concimare ogni 12-15 giorni. Nei mesi freddi diradiamo le annaffiature, visto che la pianta, in riposo vegetativo, sopporta senza problemi la siccità.

Orchidea Phalaenopsis mini fiore

La mia prima orchidea, regalo di San Valentino, mini fiore bianco elegantissimo: una graditissima sorpresa arrivata a lavoro! Oggi l’ho sistemata in un vaso di vetro, sul cui fondo ho messo argilla espansa per assicurarle l’umidità di cui ha bisogno.
Ecco la foto e alcuni consigli presi dalla rete. Saluti, Francesco Diliddo

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L’orchidea più diffusa e conosciuta al mondo è originaria delle Indie orientali, dell’Indonesia, delle Filippine e dell’Australia.
E’ una pianta epifita formata da 2-6 foglie grandi, carnose e coriacee di colore verde molto intenso ed in molte specie brillante, disposte in maniera molto ravvicinata tra loro. Le foglie sono fondamentali per la vita della pianta in quanto sono l’unico organo di immagazzinamento dell’acqua, non possedendo pseudobulbi.
Le radici della Phalenopsis sono molto numerose, grosse, ramificate e con grazie ad esse aderisce tenacemente al substrato. Le phalaenopsis amano il caldo e le temperature ottimali sono tra i 23-24°C come temperatura massima e 16-17°C come temperatura minima. Possono tollerare anche temperature più elevate, fino a 35°C purchè dispongano di un buon ombreggiamento, un’ ottima umidità e ventilazione. Amano gli ambienti arieggiati ma attenzione alle correnti d’aria che non sono gradite. Ha bisogno di luce abbondante ma non diretta. La causa principale della non fioritura di questa pianta è la mancanza di luce.
Preferiscono avere le radici costantemente umide è pertanto opportuno annaffiature durante l’estate due volte la settimana e durante l’inverno, una volta la settimana. Ovviamente le situazioni variano da caso a caso. Facciamo un esempio : se l’orchidea Phalenopsis è piccola e quindi si trova in un vaso di piccole dimensioni, il substrato tenderà ad asciugarsi molto velocemente e quindi in questo caso le bagnature dovranno essere più frequenti rispetto ad una pianta che si trova in un vaso grande. Un altro esempio è in relazione al tipo di substrato: se si usa bark invece che osmunda , oppure se la pianta è coltivate in zattere si annaffierà più frequentemente.
E’ consigliabile annaffiare la mattina, per permettere alle foglie di essere asciutte la sera e stare attenti che l’acqua non ristagni tra gli interstizi delle foglie.
In considerazione del fatto che l’ambiente ottimale per questa orchidea deve avere una umidità intorno al 70% occorre organizzarsi per raggiungere questo obiettivo.
Per riuscire ad avvicinarsi a questo, possiamo sistemare il vaso che contiene la pianta sopra un recipiente, nel quale si sistema dell’argilla espansa nel quale sarà presente sempre un po’ d’acqua. In questo modo le radici della Phalenopsis non entreranno a contatto con l’acqua che evaporando garantirà un microclima umido.
Un altro accorgimento consiste nello spruzzare una volta al giorno, la mattina, le foglie con acqua non calcarea, meglio se demineralizzata.
Come tutte le orchidee poiché per lo più si trovano su di un materiale inerte, gli elementi nutritivi devono essere apportati con la concimazione.
La Phalenopsis va concimata ogni 15 giorni in primavera con più azoto per la ripresa vegetativa, mentre in autunno, per favorire l’induzione a fiore, assieme allo sbalzo di temperatura, occorre somministrare un concime con una maggiore concentrazione di fosforo e di potassio.
Le Phalaenopsis, se trovano le condizioni ottimali di luce, umidità e temperatura sono molto generose nella fioritura dando degli splendidi rami fioriti e possono fiorire anche due, tre volte l’anno con fioriture molto persistenti di parecchie settimane.
Per stimolare la Phalaenopsis a fiorire, occorre farle sentire un leggero sbalzo termico. Infatti una temperatura notturna costante di circa 16° C per un periodo di due settimane, stimola l’induzione a fiore.

Nandina addobata per Natale

Come promesso pubblico la foto della nandina domestica decorata con luci led.
Il portamento della pianta che sviluppa rami centrali con foglie laterali non permette di reggere il peso di luci o eventuali decorazioni.
Per ovviare a questo ho comprato tre canne di bambù “plastificate” di colore verde, che ben si mimetizzano con la pianta, e le ho utilizzate
come supporto per il montaggio delle luci natalizie!
Ecco il risultato e Buon Feste, Francesco Diliddo
nandina natale