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Zamia furfuracea

Nel mese di aprile 2016 ho rinvasato un grande esemplare della mia amica e collega Raffaella e in cambio del favore ho preso due piccole talee.
Dopo 15 mesi sono spuntate le nuove piante, insomma meglio tardi che mai! La vendono come pianta d’appartamento, ma io da questa primavera l’ho portata sul balcone ad ovest, dove prende pochissimo sole al mattino e vedo che la nuova posizione gli ha fatto bene. In inverno la metterò sul pianerottolo per non rischiare, anche se col mite clima pisano potrei lasciarla fuori tutto l’anno. Vi mostro la foto e i consigli trovati in rete, buona giornata. Francesco Diliddo

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Il genere Zamia comprende un piccolo gruppo di piante originarie del centro America, Florida, Caraibi e parte settentrionale del Sud America. E’ una pianta che ha un portamento simile ad una palma ed il fatto che appartenga all’ordine delle Cycadales, la rende tra le piante più antiche ancora viventi (è infatti lo stesso ordine nel quale ritroviamo la più famosa Cycas). Sono piante che assumono l’aspetto di veri e propri cespugli, caratterizzate da un fusto corto che in alcune specie rimane sotterraneo e può raggiungere i tre metri e più di lunghezza. Le foglie sono succulente, lucide e cerose, pennate e sprovviste di evidente nervatura centrale, per lo più con i margini lisci anche se esistono specie con i margini dentati o seghettati. Hanno la particolarità di essere piante dioiche vale a dire che esistono “piante maschili” e “piante femminili” cioè piante che portano solo fiori femminili e piante che portano solo fiori maschili.
Esistono circa 35 specie nel genere zamia tra cui la z. furfuracea che è originaria del Messico. Presenta un fusto poco sviluppato, in parte sotterraneo, privo di ramificazioni, succulento che si sviluppa fino ad un metro, con portamento strisciante che porta numerose coppie di foglie che a maturità assumono una colorazione verde oliva; i semi sono molto velenosi.
E’ una pianta abbastanza resistente alle basse temperature purchè, se allevata all’aperto, il tronco rimanga interrato. Viceversa può essere allevata con successo nelle zone marine e resiste senza grossi problemi a prolungati periodi di siccità.
Sono per lo più piante dai climi caldi e possono essere allevate sia in pieno sole che in zone parzialmente ombreggiate anche se la posizione ottimale è una buona illuminazione ma non il sole diretto.
Durante il periodo di crescita, dalla primavera e per tutta l’estate, va annaffiata con generosità (concimare una volta al mese) e durante gli altri periodi, giusto il tanto da non fare seccare il terriccio. Necessita di un terreno soffice e ben drenante in quanto non tollerano i ristagni idrici: si rinvasa solo quando il vaso è diventato troppo piccolo per ospitare la pianta.

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Drosanthemum hispidum

Regina dei balconi del sud, ho scattato le foto dello splendido esemplare che cresce rigoglioso in vaso, nel giardino pugliese della casa in campagna. Ho fatto delle talee (ora sono in Puglia) e proverò a portarlo a Pisa sul mio assolato balcone esposto a sud. Vi mostro le foto e alcuni consigli sulle cure prese dalla rete, è una pianta molto facile. Saluti, Francesco Diliddo

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DSC_0206Drosanthemum hispidum

Il genere Drosanthemum annovera oltre un centinaio di specie succulente originarie del Sud Africa, appartenenti alla famiglia delle Aizoaceae. La più comune nelle coltivazioni di piante ornamentali è la Drosanthemum hispidum: la specie è una sempreverde, con portamento cespuglioso e cadente, ed è conosciuta per questo motivo come “barba di Giove“. Le foglie sono piccole e arrotondate, carnose e talvolta dotate di una rada peluria che si estende fino agli steli. I fiori sono di media grandezza e dotati di numerosi petali distribuiti a raggiera. Ideale sarebbe posizionarla a ridosso di un muro o su un’ampia balconata esposta al sud, in modo tale che i rami possano godere del sole diretto, crescere verso il basso e fiorire durante la bella stagione. Le innaffiature non dovranno mai essere abbondanti, anche nel periodo estivo. Sarà sufficiente una pioggerella artificiale due volte a settimana, avendo cura di inumidire per bene il terreno. In inverno se le temperature scendono sotto lo zero e le gelate improvvise persistono a lungo, è bene coprirla con un telo coprente.

Tillandsia caput medusae

Nelle ampolle in vetro appese al muro avevo sperimentato (sbagliando) le mini orchidee, ma non avevo garantito la giusta aerazione alle radici, così le ho rinvasate nell’apposito contenitore. Passeggiando per “Pisa in fiore” ho trovato un rivenditore specializzato in tillandsie e ne ho prese due: sono perfette per questa sistemazione! Una pianta semplicissima che si nutre prendendo l’umidità dall’aria, quindi è ideale per decorare un bagno luminoso oppure bisogna vaporizzarla almeno una volta a settimana. Ecco le fotografie ed alcuni consigli e curiosità dalla rete. Saluti, Francesco Diliddo

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Originarie del sud America, appartengono alla grande famiglia delle Bromeliaceae e trattasi di piante epifite quindi particolarmente adatte per essere coltivate su pezzi di legno o altri supporti inerti. La particolarità che le permette di vivere come piante epifite è la presenza di particolari peli (tricomi) a forma di squame che riescono a trattenere l’umidità dell’aria ed incanalare sia l’acqua che gli elementi nutrivi in essa disciolti, ai tessuti. In pratica funzionano come delle vere e proprie pompe di nutrimento. Un altro modo che hanno per procurarsi il nutrimento necessario alla loro sopravvivenza è grazie alla presenza di batteri azotofissatori che si trovano sulla pianta e che garantiscono alla pianta una buona scorta di azoto.
Non sono piante difficili da coltivare se vengono rispettate le loro esigenze colturali.
Sono piante che non amano la luce diretta del sole, che potrebbe bruciare le foglie, e possono essere allevate anche a temperature superiori ai 27° C mentre d’inverno non devono scendere sotto i 10° C. cof
Durante la bella stagione la tillandsia vi ringrazierà se la portate all’aperto ma all’ombra.
Nelle zone dove la temperatura non scende sotto i valori indicati, la pianta può essere allevata tranquillamente all’aperto, ancorata a qualche albero ed in posizione ombreggiata.
Sono piante che richiedono un ambiente umido per cui occorre, soprattutto durante la stagione estiva effettuare delle regolari spruzzature. Una cosa molto importante è che non amano il calcare, per cui o si usa dell’acqua demineralizzata o acqua piovana oppure si può bollire l’acqua. Attenzione però a non eccedere con le spruzzature soprattutto d’inverno: meglio un po’ d’acqua in meno che in più. Per le piante allevate all’aperto, nei periodi delle pioggie non hanno bisogno di nessuna cura, ci pensa madre natura.

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Dipladenia fiore rosso

Questa pianta viveva già da qualche anno sul balcone della nuova casa così l’ho adottata e rinvasata scoprendo che ha moltissime radici tuberose che usa come riserva idrica nei periodi di siccità! Si arrampica da sola e ama tanto il sole con moltissimi fiori, nonostante la mia drastica potatura dopo il rinvaso in primavera. Durante le foto ho scoperto una colonia di afidi, scappo a fare il trattamento! Le foto e alcuni consigli sulle cure. Buon fine settimana, Francesco Diliddo

dipladenia flower

dipladenia

Originaria del Brasile, grazie a nuovi incroci, è mutata in pianta per esterni ed è molto indicata per il nostro clima.
Teme le temperature notturne troppo basse, quindi esponetela all’ aperto solo dopo il 10 aprile; un’annaffiatura regolare viene ricompensata con una crescita vigorosa ed una fioritura abbondante. Un buon drenaggio della terra è importante e per evitare acqua stagnante lasciate i contenitori senza sottovasi e all’ eventuale infestazione di afidi, acari o cocciniglie applicate dei prodotti specifici. Usare unicamente concimi liquidi e concimare le piante solamente due volte durante la bella stagione; lo svernamento si svolge in ambienti temperati (al di sopra di 10° C) e luminosi: in inverno annaffiare sporadicamente.

Hippeastrum vittatum red lion

Eccoli in grande forma i fiori dell’hippeastrum! Ho potuto identificare esattamente l’ibrido sul mio balcone. Le foto e alcuni consigli in allegato. Buon fine settimana, Francesco Diliddo

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Il genere Hippeastrum, comprende piante originarie delle regioni tropicali dei Caraibi, Messico e Sud America ed appartengono alla famiglia delle Amayllidaceae.
Molto spesso è nominata con la sua vecchia denominazione “amaryllis” ma è sbagliato in quanto oramai i botanici hanno classificato questa pianta come Hippeastrum.
Il vero Amaryllis in realtà è una specie sudafricana. Sono piante bulbose con il bulbo molto grosso, più o meno sferico e provvisto di tuniche con un colletto molto evidente e radici carnose ramificate. Le foglie sono lineari, lunghe, glabre e di un bel colore verde scuro.
Sono piante caratterizzate dalla produzione di grandi fiori variamente colorati dal bianco, al rosa, al rosso più o meno scuro e più o meno screziati.
I fiori sono inseriti a gruppi di 2/4 nella parte terminale di un lungo stelo fiorale che si origina direttamente dal bulbo. L’Hippeastrum vittatum è uno splendido esemplare di questo genere con fiori molto grandi e larghi fino a 15 cm.
Una cosa molto importante per queste piante per poter vegetare e fiorire è necessario che abbiano un vero periodo di riposo vegetativo di circa due-tre mesi.
Quando iniziano a comparire i primi germogli si aumentano le annaffiature in modo da mantenere il terreno umido. Si iniziano anche le concimazioni ogni 15 giorni utilizzando un concime liquido equamente bilanciato in azoto, fosforo e potassio.
Se piantati all’aperto, finita la stagione i bulbi possono essere disotterrati e conservati per essere trapiantati la primavera successiva.
Si conservano in luoghi bui ed asciutti a temperature intorno ai 5° C nella torba. Questi bulbi daranno delle fioriture più abbondanti rispetto a quelli che sono stati lasciati nel terreno in quanto in questo modo, avranno un vero e proprio periodo di riposo, importantissimo per questa pianta per poter vegetare e fiorire al meglio.

Tephrocactus geometricus

Finalmente l’ho trovato e me lo ha regalato mia sorella Rita! Il produttore è siciliano e ho potuto conoscerlo a Lucca in occasionedi Murabilia. Per il rinvaso aspetterò la primavera, di seguito la foto del mio esemplare, di uno in fiore e alcuni consigli dalla rete. Buon fine settimana, Francesco Diliddo

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Originaria dell’Argentina cresce ad un’altitudine tra i 2200 e i 2900 metri sul livello del mare.
Cresce esposto al sole caldo in un habitat estremamente arido, tra rocce e ghiaia in terreni moderatamente argillosi, molto drenati e sabbiosi.
Il tephrocactus geometricus è una specie straordinaria che mostra un forte adattamento all’estremo habitat desertico.
Si tratta di una delle più vistose specie di “opuntia” ricercata dai cactofili per la forma geometrica, dai fiori favolosi di colore bianco o rosa chiaro che durano solo un giorno.
E’ molto sensibile agli eccessi di acqua, ma richiede annaffiature regolari durante la stagione di crescita.
Sviluppa fittoni radicali per questo richiede vasi profondi e preferisce un’esposizione in pieno sole, ma deve essere protetto da un eccessivo calore e sole in estate. Resiste alla basse temperature in inverno infatti deve essere tenuto in un luogo fresco, durante riposo invernale, questo è importante per la fioritura. Tephrocactus_geometricus_fiorito
Importantissima è la sospensione delle annaffiature in inverno per evitare marciumi e preferisce luoghi ventilati.

Astrophytum asterias

Piccolo esemplare acquistato a Lucca (Murabilia 2015) che non poteva mancare nella mia mini collezione. Mi ha colpito subito per la regolarità delle forme ed ecco la foto. Di seguito i consigli presi dalla rete per coltivarlo al meglio. Buona domenica, Francesco Diliddo

astrophytum asterias
Originario del Messico e Stati Uniti meridionali si presenta dalla forma globosa o più spesso colonnare, decisamente adattato a vivere in luoghi aridi e desertici. Infatti le problematiche fondamentali che si riscontrano coltivandoli sono legate all’acqua: prediligono terreni molto asciutti, senza alcun tipo di ristagno.
Il terreno deve essere molto ben drenato, in modo che l’acqua defluisca liberamente; si utilizza in genere del terriccio universale, mescolato con poca sabbia e pietra pomice, o pozzolana, in modo da avere un substrato libero e incoerente.
Sono piante a crescita lenta, quindi non è necessario rinvasarli eccessivamente spesso, può bastare anche ogni 3-4 anni. I vasi si posizionano in luogo ben luminoso ma a mezz’ombra, con alcune ore di sole diretto ogni giorno. Da marzo-aprile fino a settembre-ottobre, vivono all’aperto, anche se è bene controllare che non ricevano eccessive quantità di acqua nelle zone con clima umido e frequenti precipitazioni. Durante l’inverno si spostano in luogo freddo, ma senza gelo; una serra fredda è l’ideale, dove il clima rimane fresco ma senza gelo o temperature eccessivamente rigide. Se non disponiamo di una serra fredda possiamo anche semplicemente tenere i nostri astrophytum sul terrazzo su un ripiano; oppure va anche bene posizionare la pianta in un vano scale luminoso, possibilmente non riscaldato.
Spesso le piante tenute in casa durante l’inverno, con un clima mite e tiepido, tendono a non fiorire, e ad essere maggiormente soggette all’attacco dei parassiti.