Posts Tagged ‘talea’

Graptopetalum paraguayensis

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La pianta tipica della casa della nonna, che non poteva mancare nella mia collezione di crassulacee! La prima foto è la mia talea, mentre l’immagine con i fiori l’ho presa dalla rete.
Questa succulenta si riteneva erroneamente che avesse origine dal Paraguay e da questo errore deriva il nome paraguayensis. Originaria del Messico presenta steli carnosi che portano rosette di foglie disposte in modo spiralato. Nei climi a stagione invernale fredda deve essere coltivata in vasi e panieri appesi, mentre nei climi piщ miti, dove le temperature minime non scendono al di sotto dello zero, può vivere anche all’aperto.
Una pianta di facilissima coltivazione, che richiede pochissime cure e sopporta molto bene le basse temperature, purché pianta e terreno siano tenuti asciutti. Tuttavia sopravvive meglio se in inverno viene posta in una serra fredda oppure in un riparo di fortuna, rigorosamente non annaffiata. In estate va invece sistemata in una posizione dove possa ricevere quanto piщ sole possibile e deve essere annaffiata abbondantemente, lasciando asciugare il terreno tra un intervento irriguo e l’altro. Il terriccio deve essere ricco ed umifero ma molto ben drenato, perché il ristagno idrico è deleterio per questo tipo di piante.
Può essere facilmente moltiplicata sia per talea apicale (staccando una rosetta e ripiantandola oppure ripiantando parti della pianta eventualmente rotte) sia per talea di foglia: infatti basta appoggiare una singola foglia sul terreno che dopo poche settimane si sarа formata una nuova piantina. Le talee vanno annaffiate solo quando hanno giа emesso le radici, pena l’insorgere di fenomeni di marciume. Altro inconveniente è che come la pianta matura tende a perdere le foglie lasciando un fusto nudo con poche foglie alla sua estremità. In questo caso per rinnovare la vegetazione basta tagliare i gambi e ripiantarli, sempre annaffiando solo a radicazione avvenuta.
I fiori sono piccoli e stellati, simili a quelli di alcuni sedum.
Buona giornata, Francesco Diliddo

graptopetalum

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Trichocereus schickendantzii salvataggio

trichocereus talea

Nell’autunno 2013 arriva dalla Puglia, regalo di mia mamma, il trichocereus che viveva nella casa in campagna, in un vaso da vivaio in plastica, talea fatta da mio padre con la terra di campo (argillosa), ed era in ottima salute. Poverino non ha mai accettato il trasferimento! trichocereus pianta
Nella primavera 2015 l’ho rinvasato col composto per cactacee e in estate mi ha regalato uno spettacolo incredibile (il fiore aveva un diametro di 20 cm).
A fine estate ha cominciato a deperire (marciume) e così drasticamente l’ho tagliato, fatto asciugare tre giorni e ripiantato.
Dopo il trasloco sembrava tutto ok e non l’ho annaffiuato per 4 mesi. Due giorni fa ho trovato la talea radicata, ma di nuovo con marciume e ci risiamo. trichocereus fiore
Ho chiesto consiglio agli amici del gruppo “Cactofili” di facebook e mi hanno detto di cospargere la ferita con cannella, disinfettante naturale, e lasciare asciugare per tre settimane.
Ripianterò la talea ad aprile e ci aggiorniamo.

Buona giornata, Francesco Diliddo

Euphorbia debilispina rinvaso

La primavera scorsa ho ricevuto dagli amici del gruppo facebook “Scambiamo talee” due piccoli rametti, ha attecchito subito e sono molto soddisfatto. Ecco la fotografia del mio primo rinvaso del 2016. Per i consigli sulle cure rimando al primo articolo.

Buon fine settimana, Francesco Diliddo

euphorbia debilispina

Plumeria

L’ho desiderata tantissimo ed ora insieme alla Gloriosa sono le mie preferite!
Oggi attesissimo il primo fiore di una talea regalatomi dalla gentilissima Teresa M. conosciuta sul gruppo Facebook “Scambiamo talee”, alla quale ho inviato un tubero di Gloriosa! Il profumo del fiore delicatissimo mi ricorda luoghi esotici…
Eccovi la foto di maggio scorso e di oggi e alcuni consigli dal web.

Saluti, Francesco Diliddo

plumeria maggio

plumeriaOriginaria delle zone tropicali dell’America centrale e delle zone caraibiche, nota come plumiera o pomelia ma più conosciuta come frangipani.
Sono piante a portamento arbustivo che in condizioni ottimali (paesi di origine) raggiungono delle notevoli dimensioni, anche 10 metri, con un apparato radicale molto sviluppato e con fusti molto ramificati, provvisti di corteccia rugosa sulla quale restano impresse le cicatrici lasciate dalla caduta delle foglie.
Sia il fusto che i rami non diventano mai propriamente legnosi ma restano fibrosi e ricchi di un latice biancastro. Le foglie possono cadere durante l’inverno od essere persistenti, a seconda della specie, picciolate, alterne, di un bel colore verde più o meno intenso, ovali, intere, più o meno appuntite e non particolarmente coriacee.
I fiori di aspetto ceroso sono grandi dai 5 ai 10 cm di lunghezza, formati da 5-7 petali e sono riuniti alla sommità dei rami, più o meno peduncolati, con colori che vanno dal rosa, al rosso, al bianco, per passare alle tonalità di giallo, arancio e rosa. Ci sono diverse specie di frangipani ma ancora di più sono i moltissimi ibridi che in questi ultimi anni si sono creati grazie al grande interesse che queste piante suscitano per la loro incredibile bellezza. Le Plumeria non sono piante difficile da coltivare basta ricordare che essendo originarie delle zone tropicali hanno bisogno di alte temperature, sole, acqua, buon nutrimento. Il loro più grande nemico è il freddo.
Sono piante che devono essere allevate in pieno sole e possono essere coltivate sia in vaso che in piena terra.
L’importante per i frangipani non sono le temperature massime di coltivazione ma quelle minime: infatti durante l’inverno le temperature non devono scendere sotto i 5 °C. Il freddo può danneggiare seriamente la pianta e portarla anche alla morte.
La Plumeria pertanto se viene coltivata in luoghi dove durante l’inverno le temperature si abbassano sensibilmente è meglio, se si tiene in giardino, allevarla in vasi per poi portarla nel periodo invernale in luoghi riparati.
Occorre tenere presente che “stasi vegetativa” per questa pianta non è detto in senso lato ma nel senso che entra proprio in riposo vegetativo e ferma completamente tutte le sue funzioni. Può essere pertanto tranquillamente spostata e “lasciata in letargo” in un luogo poco luminoso, ma che sia caldo (intorno ai 15°C o più va bene) e con una buona circolazione dell’aria.
Quasi tutte le Plumeria durante l’inverno perdono le foglie. Durante l’inverno si può osservare un certo raggrinzimento delle piante. Niente paura, è normale. Una volta che vengono riportate all’aperto o comunque come inizia la bella stagione e si riprende ad annaffiarle, le pianta ritorneranno belle
rigogliose. Sono piante che amano l’aria pertanto se coltivate in casa, assicurate loro un buon arieggiamento, se coltivate all’aperto non piantatele troppo vicine tra loro. Attenzione però alle correnti di aria fredda che non sono tollerate in qualunque periodo dell’anno.
Dalla primavera e per tutta l’estate la Plumeria va annaffiata generosamente ma senza lasciare ristagni idrici nel sottovaso e se coltivata all’aperto, al momento della sistemazione, abbiate cura di non metterla in corrispondenza di depressioni del terreno dove potrebbe accumularsi sia l’acqua di irrigazione che l’acqua piovana.
Per sapere quando irrigare è bene infilare le mani nel terreno per qualche centimetri per capire se il terreno è asciutto o ancora umido: se è asciutto allora procedere, diversamente aspettare.
A partire dall’autunno, quando il frangipane inizia ad ingiallire le foglie e a perderle, iniziate a diradare le irrigazioni fino a sospenderle del tutto quando le foglie saranno tutte cadute, fino alla primavera.
Il riposo vegetativo in questa pianta è praticamente assoluto per cui anche se vedete solo dei rami spelacchiati, senza foglie e pensate di dover fare qualcosa, trattenetevi e lasciatela riposare in pace. Con l’arrivo della primavera la vostra Plumeria si riprenderà e sarà più bella di prima.
L’acqua è fondamentale per la fioritura: con scarse irrigazioni la pianta tende ad entrare in una sorta di stasi vegetativa e a far seccare i boccioli fiorali per ridurre le perdite d’acqua ed assicurare la vita alla pianta. Tuttavia non bisogna esagerare con le annaffiature e fare in modo che l’acqua non ristagni a livello delle radici in quanto ciò può causare putrefazione delle stesse.
La Plumeria si rinvasa ad aprile, praticamente ogni anno. Se la pianta è diventata troppo grande ed il rinvaso è problematico e la pianta ha parecchi anni, potete allora rimuovere lo strato superficiale del terreno per circa 2,5-3 cm e sostituirlo con del terriccio fresco.
Un buon terriccio è fondamentale per questa pianta per assicurare una florida crescita ed una buona fioritura. La prima cosa da tenere presente è che deve avere come caratteristica primaria la possibilità di consentire un rapido sgrondo delle acque in eccesso e allo stesso tempo mantenere l’umidità per un certo numero di giorni. Una miscela potrebbe essere così costituita: 1 parte di terriccio fertile, 1 di corteccia grossolana, 1 parte di sostanza organica ed 1 di perlite (o sabbia grossolana). Per questa pianta è consigliato anche un buon terriccio per Cactaceae con
l’aggiunta di perlite o sabbia grossolana. I frangipani sono piante che hanno necessità di spazio per lo sviluppo delle radici, per cui non scegliete vasi troppo piccoli.
La pianta di solito inizia a fiorire dal mese di maggio e prosegue per tutta l’estate.
La talea di Plumeria può essere prelevata in qualunque periodo dell’anno ma la radicazione della stessa avviene in primavera o all’inizio dell’estate. Le talee apicali devono essere lunghe circa 35-45 cm ed anche di più tagliandole immediatamente sotto il nodo.
Si raccomanda di tagliare in senso obliquo in quanto ciò permette d’avere una maggiore superficie per la radicazione. Dopo il taglio lasciate le talee a riposo riponendole in un luogo asciutto e caldo per circa 7 giorni in modo da far cicatrizzare la ferita.

Le Plumeria non sono piante particolarmente soggette a malattie.

Hatiora gaertneri

Ho scoperto questo genere grazie ad una piccola talea regalatami dagli amici del gruppo facebook “Scambiamo talee”, infatti ho un piccolo rametto di Hatiora rosea. Appena fiorisce scriverò l’articolo. Nel frattempo ho trovato un bell’esemplare di H. gaertneri così ho preso la compagnia per la h. rosea!
Il suo nome comune è il “cactus di Pasqua”, mentre la Schlumbergera (ho tre esemplari) è il “cactus di Natale” in riferimento la periodo della fioritura. Vi posto la foto e alcuni consigli dalla rete. Saluti, Francesco Diliddo
Hatiora gaertneri
L’ Hatiora gaertneri è originaria delle foreste montane umide del Brasile sudorientale, tra 400 e 1300 metri di altitudine.
Specie epifita inerme molto ramificata, con portamento solitamente pendente, presenta segmenti generalmente piatti, oblunghi o ellittici troncati all’apice, di 4-7 cm di lunghezza e circa 2 cm di larghezza, di colore verde, a volte inizialmente rossastri, con rientranze appena accennate ai margini in corrispondenza delle areole.
I fiori sono imbutiformi, stellati, simmetrici di colore rosso scarlatto. Sono prodotti in profusione, da uno a tre, all’apice dei segmenti terminali, a inizio primavera: durano singolarmente 4-5 giorni, ma la pianta resta in fioritura per alcune settimane.
Riproduzione molto facile per talea, preferibilmente costituita da due segmenti, fatta ben asciugare per qualche giorno e posta a radicare su un substrato sabbioso a 20°C.
Si ibrida facilmente con l’altra specie appartenente al genere, l’ Hatiora rosea, che fiorisce nello stesso periodo, con cui ha dato origine ad un gran numero di cultivar. Richiedono elevata luminosità diffusa, ma non sole diretto, e substrati subacidi perfettamente drenanti e molto aerati, essendo le radici molto sensibili al marciume per ristagno di umidità, che possono essere costituiti da comune terra da giardino, terriccio di foglie o, in mancanza, torba grossolana e sabbia silicea, in
parti uguali, eventualmente con l’aggiunta di pietrisco per migliorare il drenaggio.
La loro collocazione in permanenza all’aperto, in posizione ombreggiata, come epifite in vasi sospesi, è limitata ai climi caratterizzati da elevata umidità atmosferica e temperature minime invernali generalmente superiori a + 10°C.
Altrove vanno coltivati in vaso per riparli in inverno, spostandoli all’esterno, se se ne ha la possibilità, dalla tarda primavera all’autunno. In estate vanno innaffiati con regolarità, lasciando asciugare tra le innaffiature solo i primi strati del composto e nebulizzando con acqua non calcarea in presenza di aria troppo secca, in inverno le innaffiature vanno diradate, ma mantenendo il composto sempre leggermente umido e le temperature minime prossime, ma non inferiori a +10°C, questo periodo più fresco e asciutto favorisce una copiosa fioritura.

Echidnopsis cereiformis

Il piccolo rametto mi è stato spedito da un’amica del gruppo facebook “Scambiamo talee”, per ora non ha ancora fiorito: la foto che posto è presa dalla rete e poi qualche consiglio sulle cure di una pianta molto semplice da tenere. Buona domenica, Francesco Diliddo
echidnopsis cereiformis
Originaria del nord-est dell’Africa (Etiopia, Sudan ed Eritrea) è una pianta succulenta formata da piccoli fusti di 15-30 centimetri, spessi 1-2 centimetri, eretti o striscianti. Solchi longitudinali a formare 8-10 coste.
Fiori gialli sui solchi dell’apice con superficie verde o marrone se esposta al sole.
Esposizione al sole o mezza ombra. Annaffiare da marzo a ottobre una volta al mese e più spesso nei mesi caldi. Temperatura minima invernale di 5 gradi centigradi. Composta formata di lapillo o pozzolana, terriccio di foglie o torba e sabbia di fiume grossolana.

Kalanchoe beharensis

Il mio piccolo esemplare è arrivato per posta (con tanto di radici) spedito da un amico del gruppo di facebook “Scambiamo talee”, ed eccolo in piena forma, portato in casa al riparo dall’inverno. Di seguito alcuni consigli dalla rete.

Francesco Diliddo

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Originaria del Madagascar è chiamata orecchia d’elefante per le grandi foglie triangolari, che ricordando appunto le mobili appendici dei grandi mammiferi, anche per il colore grigiastro.

Arbusto perenne dal fusto eretto, non ramificato, alto fino a 3,5 metri in natura e fino a 1 metro in coltivazione in piena terra (ma solo 60 cm in vaso). Ha grandi foglie picciolate (lunghezza totale 20 cm), di forma leggermente triangolare dentata al margine, dotate di piccoli peli che conferiscono un aspetto vellutato e che, al sole, assume una tinta rossiccia sulla pagina superiore, mentre rimane verde su quella inferiore. Le foglie giovani e l’infiorescenza sono invece color argento. Alla fine dell’inverno produce fiori gialli all’esterno e viola all’interno, di medie dimensioni.

Solo nelle zone più miti del Sud Italia è coltivabile in piena terra, in posizione molto soleggiata e riparata dai venti freddi.

In tutte le altre regioni va allevata in vaso. Desidera una collocazione luminosa e ben esposta al sole per tutta la bella stagione. In inverno va ricoverata in una stanza fresca, con temperatura minima di 12 °C, sospendendo le annaffiature. Il substrato deve essere molto sciolto, costituito per la maggior parte da sabbia unita a poca terra fertile. Le annaffiature devono essere regolari, ma può tollerare anche lunghi periodi di siccità, durante i quali la pianta richiude le foglie.

Per favorire la fioritura è bene concimare con un prodotto liquido per piante grasse da aprile fino a novembre, appena prima del riposo invernale.