
Lo Scindapsus pictus ‘Silver Splash’ non poteva mancare nella mia collezione di piante ricadenti che coltivo in mansarda: l’ho sistemata sotto il lucernario e mantiene le bellissime sfumature argentee che la contraddistinguono. Ho scelto la coltivazione ricadente e sta resistendo benissimo al caldo incredibile di questa estate; in mansarda la temperatura si aggira in torno ai 30° C da circa due mesi! Di seguito vi scrivo i miei consigli di coltivazione e le differenze rispetto al pothos che è più rustico. Buona giornata, Francesco Diliddo.
Curiosità e consigli per le cure dello Scindapsus ‘Silver Splash’
Lo Scindapsus pictus è originario delle foreste tropicali del Sud-est asiatico e appartiene alla famiglia delle Araceae.
Presenta foglie a forma di cuore, decorate da una sofisticata costellazione di sfumature grigio-argentee da non confondere con il comune Pothos (Epipremnum aureum). Nella patina superiore le foglie presentano una cuticola vellutata, opaca, piacevole al tatto ed esibisce una variegatura finemente picchiettata, dove il verde scuro di fondo e l’argento si fondono in modo omogeneo.
Per quanto riguarda l’esposizione lo Scindapsus ‘Silver Splash’ necessita di una luce intensa ma rigorosamente indiretta in quanto i raggi solari diretti colpiscono la lamina fogliare bruciandola e sbiadendo la componente argentea. Al contrario, una scarsa illuminazione rallenta drasticamente la crescita e induce la pianta a produrre foglie interamente verdi, riducendo la tipica variegatura per massimizzare la fotosintesi. La posizione ideale è vicino a una finestra esposta a est o ovest, schermata da una tenda leggera.
Il terriccio deve essere molto ben drenato perché l’apparato radicale dello Scindapsus è estremamente sensibile all’asfissia e al marciume e bisogna evitare i terricci universali compatti.
Il mix perfetto per Araceae (che si trova già pronto in commercio) prevede 2 parti di terriccio organico di alta qualità, 1 parte di perlite o pomice per l’aerazione e 1 parte di corteccia di pino (bark) fine o fibra di cocco per favorire il deflusso dell’acqua. Il rinvaso dello Scindapsus ‘Silver Splash’ va effettuato ogni 2-3 anni, preferibilmente in primavera, selezionando un contenitore dotato di ampi fori del drenaggio e di una sola misura superiore rispetto al precedente.
Il segreto della longevità dello Scindapsus ‘Silver Splash’ risiede nella moderazione: bisogna annaffiare solo quando il substrato si è asciugato per i primi 3-5 centimetri (il test del dito nel terriccio funziona sempre!). Quando lo Scindapsus ha sete fa arrotolare le sue foglie leggermente su se stesse e questo è il segnale ideale per procedere all’irrigazione. Si procede con una bella annaffiatura fino a far uscire l’acqua dai fori inferiori e bisogna svuotare tassativamente il sottovaso dopo 15 minuti per eliminare i ristagni.
Per quanto riguarda l’ambiente di coltivazione predilige temperature stabili comprese tra i 18° e i 27° C, soffre sotto i 15° C e non tollera le correnti d’aria fredda invernali o la vicinanza diretta a termosifoni e condizionatori. Sebbene lo Scindapsus ‘Silver Splash’ tolleri i tassi di umidità domestica (40-50%), beneficia enormemente di un livello di umidità ambientale superiore al 55-60%, che mantiene le foglie più in salute e appariscenti. Per aumentare l’umidità ambientale si può posizionare il vaso su un vassoio riempito di argilla espansa e acqua. Durante la stagione vegetativa (da aprile a settembre) è importante aggiungere all’acqua delle annaffiature un concime liquido bilanciato per piante verdi (es. NPK 20-20-20) a cadenza mensile o ogni due irrigazioni; da sospendere totalmente gli apporti di fertilizzante in autunno e inverno.
Siamo abituati a vedere lo Scindapsus ‘Silver Splash’ come pianta ricadente ma in natura è un vero e proprio rampicante che sfrutta le radici aeree per ancorarsi alla corteccia degli alberi pluviali. Se si desidera stimolare la produzione di foglie progressivamente più grandi, si può arrampicare ad un palo in sfagno mantenuto umido.
Curiosità dello Scindapsus ‘Silver Splash’: l’argento non è un pigmento ma si tratta di un fenomeno ottico chiamato variegatura a bolla o epidermica. Tra lo strato cellulare esterno (epidermide) e i tessuti interni ricchi di clorofilla si creano microscopiche tasche d’aria. Quando la luce colpisce queste fessure, viene rifratta e riflessa verso l’esterno, creando quell’effetto metallico e scintillante che lo contraddistingue!
Lo Scindapsus pictus si moltiplica facilmente tramite talea di nodo ed è sufficiente tagliare un segmento di fusto che includa almeno una foglia e una radice aerea nodale (il piccolo rilievo marrone sul fusto) e inserirlo in acqua o in un mix di sfagno e perlite fino alla comparsa delle nuove radici.
Differenze tra lo Scindapsus e il pothos
Entrambi appartengono alla famiglia delle Araceae ma il Pothos appartiene al genere Epipremnum (la specie più comune è l’Epipremnum aureum) mentre lo Scindapsus appartiene al genere Scindapsus (la specie più comune è lo Scindapsus pictus).
Il Pothos ha le foglie lisce, lucide, cerose e relativamente sottili e la variegatura (gialla, bianca o crema) è a livello cellulare e non altera la texture. Lo Scindapsus ha le foglie più spesse, coriacee, marcatamente vellutate al tatto e la lamina è opaca e presenta riflessi metallici o argentei dovuti a tasche d’aria interne.
Il Pothos ha una crescita estremamente rapida e vigorosa, produce nuovi nodi e foglie a ritmo sostenuto anche in condizioni non ottimali invece lo Scindapsus ha una crescita molto più lenta e misurata e richiede più tempo per sviluppare lunghi tralci.
Il Pothos è una pianta quasi indistruttibile che tollera molto bene la scarsità di luce e gli sbalzi di umidità al contrario lo Scindapsus è leggermente più esigente in quanto soffre molto di più i ristagni idrici, richiede un substrato più arioso e ha bisogno di più luce indiretta per mantenere la sua variegatura argentea.





